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Vinceremo... Mah!!!

Autore : 
CACCIAGUERRA Perla
Racconto raccolto da Patrizia Gabrielli
Edizione critica, presentazione e note di Patrizia Gabrielli

Perla Cacciaguerra è nata a Firenze nel 1926, ha conseguito il diploma di scuola media superiore. Il diario dattiloscritto è giunto all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano il 13 novembre 1997; il testo è stato pubblicato nel 2000 (P. Cacciaguerra, VINCEREMO... MAH!!! Diario di guerra 4 Ottobre 1943 – 4 Maggio 1945, Firenze, Ibiskos Editrice, 2000).

Giovedì 15 giugno 1944

Che giorno che abbiamo trascorso! Me ne ricorderò per tutta la vita. Ho atteso sino ad oggi per scrivere le nostre ultime peripezie perché mi sentivo troppo abbattuta e stanca per concentrarmi.

Non sto a dire che passiamo le giornate in uno stato d’animo d’angoscia e tormento indescrivibile e di notte si salta giù dal letto ad ogni colpo secco che sentiamo[,] dicendo in cuor nostro[:] «L’ora è giunta». Ormai siamo alla fine di tutto: o moriremo oppure finalmente saremo in pace! Dio salvaci! Fa che io viva! Sono così giovane e non ho voglia di morire! Molta gente è partita. Giovanni, il nostro sottofattore, ci ha lasciati dopo cinque anni di servizio e, prima della partenza, ha pianto come un bambino per il dolore di lasciare il posto dei ricordi più belli della sua gioventù. Anche i tedeschi della Propaganda ci hanno abbandonato con rimpianto e nostalgia. Sono subentrati dei tedeschi arroganti e cattivi che ci hanno dato poca noia e qualche spavento.

Ora se ne vanno anche loro ed è venuto ad abitare [da noi] l’antico nostro amico il Barone[,] il quale è sempre in gamba e cercherà di levarci dagli impicci che ci può cagionare la soldatesca ubriaca. Ancora nessuno ha deciso se restare o andare a Firenze ma a me l’idea di partire per andare in città in questi momenti mi terrorizza e credo che morirò di spavento se mi toccherà partire di notte con tutti i mitragliamenti per strada e compagnia bella1Locuzione familiare che significa «eccetera, eccetera»..

Ma accada quello che accada sono stata troppo scossa e giù di morale in questi giorni e ora ho voglia solo di essere lasciata in pace e non pensare più a nulla.

Penseranno gli altri per me. Cosa volete[,] dopo aver avuto i nervi tesi per tanto tempo arriva anche il momento del collasso; allora si diventa apatici e indifferenti a tutto. Non mi occupo neanche più degli aeroplani e non faccio che passare le giornate a gironzolare come un’anima in pena per le stanze vuote e desolate della casa[,] non pensando e non facendo nulla. E così fanno anche gli altri. Se la vita dovesse durare così credo che non avrei la forza di sopportarla a lungo. Speriamo che finisca il brutto e cominci il bello una buona volta.

Ed ecco le notizie.

In Italia gli anglo-americani hanno preso Aquila, Narni, Terni, Orvieto, Orbetello e parecchi paesi vicini2Le città di L’Aquila, Narni e Terni furono liberate il 13 giugno, Orvieto il 14 e Orbetello il 15.; hanno passato il lago di Bolsena e sono nei pressi del Monte Amiata che si può vedere dalla nostra terra.

Ormai possiamo dire che il bello comincerà tra poco e non sarà una cosa divertente. La resistenza tedesca secondo Radio Londra si è affievolita[;] gli inglesi pensano che i tedeschi abbiano intenzione di fare una linea difensiva che corra attraverso la penisola da Livorno a Rimini e che in questa linea sarà inclusa senz’altro Firenze. Non ho alcun dubbio che Firenze passerà un brutto quarto d’ora[,] dato che gli anglo-americani hanno avuto il coraggio di entrare in Roma, città aperta, con tutte le truppe dopo che i tedeschi l’avevano rispettata; ora essi non saranno così fessi e non si faranno ingannare con Firenze e non l’abbandoneranno così facilmente; almeno questo è il mio parere.

Qui si vedono già i segni della guerra che si avvicina ed io non so come fare; ogni momento mi sembra che la morte mi sia accanto e sono terrorizzata al massimo.

Già parecchie volte sono arrivati i soldati che volevano da mangiare e da bere e alcuni volevano requisire la nostra casa per installare un Comando.

Grazie a Papà e ai nostri amici di Amelia3Cittadina umbra in provincia di Terni. fino ad ora nessuno è riuscito ad impossessarsi della casa e si vive tranquilli da questo lato ma credo che non durerà a lungo.

Stasera sono arrivati qui due soldati che hanno requisito due nostre camere. Sono buoni e non danno noia e quello che è bello stanno per conto loro. Uno è un bravissimo pianista e si chiama Gherardo Otto e ci ha fatto sentire alcune sue composizioni che sono molto graziose. È stato alunno del grandissimo N. e quindi si può dedurre che non è un pestanote qualunque. Ci ha fatto trascorrere un’ora piacevole. È appassionato della musica e quando suona non si riconosce più tanto è preso dall’entusiasmo di quello che fa.

Non è bello, anzi è brutto e piccolo, deve avere una quarantina d’anni e ha degli occhi degni di un personaggio da romanzo russo[:] profondi e ornati da folte sopracciglia. Direi che sono quasi magnetici ed emanano una profonda tristezza. Deve essere molto duro per una persona così essere ridotta a fare il semplice soldato e lo si vede.

Martedì 27 giugno 1944

Com’è strana la vita! Sono appena dieci giorni che ho tralasciato di scrivere le consuete notizie, eppure in questo breve spazio di tempo la mia vita è stata colma di avvenimenti[,] come non lo è stata mai durante questo lungo anno trascorso in campagna in preda alla paura e all’angoscia per il futuro.

Non so, non ricordo più com’è cominciato ma fatto sta che un giorno mi sono svegliata e ho trovato in casa una invasione di tedeschi. C’erano la bellezza di dieci giovani tra i quali alcuni paracadutisti, altri radiotelegrafisti e due che sono arrivati misteriosamente, sono restati due giorni senza farsi notare (la nostra casa è grande, ha più di 40 stanze) e si sono allontanati altrettanto misteriosamente. Ma questo non è il fatto più interessante che sia accaduto. Insomma per dirla in breve abbiamo fatto amicizia con tre paracadutisti che si chiamano Heinz, Josef e Hartmut, 24, 20, e 23 anni. Pieni di vita, simpatici, allegri. Abbiamo giocato all’omo nero 4L’uomo nero è un gioco di carte., fatto piacevoli e ingrate penitenze, cantato e conversato. In pochi giorni il mio tedesco è migliorato sensibilmente. Ma certo come ognuno sa tutte le cose debbono avere una fine e un bel giorno, mentre spensierati giocavamo nel salone, ha fatto la sua comparsa un tronfio ufficiale della polizia tutto in ghingheri e piattini5Locuzione usata per definire una persona con un abbigliamento o un’acconciatura ricercata, con compiaciuta eleganza., il quale dopo aver salutato tutti in maniera austera è andato di sopra a parlare con Papà nel suo appartamento. I visi dei tre camerati si sono rabbuiati e con una scusa qualsiasi se la sono svignata in camera da pranzo[,] loro usuale residenza.

Noi non abbiamo fatto gran caso alla faccenda ma poco più tardi, mentre passavo per il corridoio scarsamente illuminato, mi sono apparsi i tre soldati tutti apparecchiati e pronti a partire. Naturalmente ho chiesto: «Dove andate? Perché partite?» Heinz ha bisbigliato sottovoce: «Dobbiamo partire ma torniamo, torniamo senz’altro.» Dopo di che silenziosamente hanno sceso lo scalone e, scavalcando il muro di cinta del giardino, hanno preso la via dei campi sotto una pioggia sottile e noiosa. Dopo pranzo Papà ci ha convocato nel suo appartamento per ascoltare di nuovo il professore di piano suonare qualche pezzo di musica classica e su abbiamo trovato il tronfio poliziotto che si dava un sacco d’arie e mostrava il petto guarnito di bubbole6Termine ironico che, per bubbole, intende «sciocchezze, piccole cose di poco conto»: le medaglie, le mostrine, i distintivi ed altri simboli del suo potere gerarchico nazista. come un tacchino impaziente di conquistare. Dio mio come sono odiosi gli uomini che fanno così!

Mentre ascoltavo la musica il mio pensiero correva sovente verso i tre amici e non mi potevo immaginare perché erano scappati e dove diavolo si erano cacciati. In fin dei conti mi dispiaceva che fossero andati via così presto perché erano simpatici e cordiali.

Ma non tutto doveva finire così semplicemente.

Infatti appena a letto ho sentito un rumore di passi e qualcuno che apriva silenziosamente la porta dabbasso che è situata presso a poco sotto la mia camera; poi alcune voci hanno bisbigliato parole incomprensibili e mia cugina poco dopo è venuta ad annunziare che i tre paracadutisti erano tornati poiché il poliziotto era scomparso.

L’indomani abbiamo ripreso le piacevoli conversazioni con i tre camerati i quali hanno spiegato in poche parole che non avevano il permesso di rimanere qui[;] ci hanno fatto capire che sono sbandati, desiderosi solo di riposare per qualche tempo. Abbiamo cercato di svagarli come meglio potevamo e credo che ci siamo riusciti.

Alla sera hanno cantato e suonato pezzi caratteristici molto malinconici.

Sono davvero tre simpatici ragazzi e si vede lontano un miglio che sono stufi della guerra e anelano solo a tornarsene a casa propria. Mi hanno regalato delle medaglie e Josef che è viennese mi ha dato il suo bastone augurandomi ogni bene e fortuna.

Heinz, un bel ragazzone biondo[,] mi ha dato una piccola medaglia e mi ha detto di ricordarlo sempre e di pregare per lui. Mi ha anche baciato in fronte e mi batteva il cuore.

Tutti e tre si sono mostrati gentili e ci hanno tanto ringraziato, per quello che abbiamo fatto per loro, che non starò qui a descrivere per miei motivi particolari.

Ad un certo momento se ne sono andati come sono venuti promettendo di tornare ancora. Nell’intervallo della loro assenza Don Moretti mi ha combinato innumerevoli guai e mi ha anche calunniato; si è dimostrato quello che è veramente. Un essere spregevole e un pessimo prete con istinti volgari e rozzi. Mammà7La pronuncia tronca della parola «mamma» è un meridionalismo. gli ha parlato seriamente e ha rotto anche lei ogni rapporto. Così staremo finalmente in pace e non avremo più intorno quella sottana nera intrigante quanto mai.

La sera stessa della partenza dei tre paracadutisti siamo andati a letto abbastanza presto non avendo niente altro di meglio da fare e verso l’una siamo state svegliate[,] indovinate da chi? Nientedimeno che dai tre amici o meglio da due che ci informano brevemente che vogliono prendere la macchina del Dottor Fabbri, requisita dalla Polizia, e andare al Comando di Arezzo per avvertire che la Polizia Militare combina soprusi e mettere termine a tutti questi pasticci. Immaginarsi la confusione che è regnata in casa durante la notte. Nonna ha pianto e si è strappata i capelli urlando che Papà era rovinato e che ormai era bell’e morto; Mammà ha sbraitato incolpando mia cugina ed io stessa di avere avuto rapporti troppo amichevoli con i tre soldati e si è scagliata contro mio fratello dicendo che era tutta colpa sua se succedevano simili fatti. Insomma per farla breve non abbiamo chiuso occhio tutta la notte progettando infinite cose per mettere in chiaro la faccenda e fare in modo che non ricadesse la colpa del furto della macchina su di noi.

Invece alla mattina sono ricomparsi i tre restituendo la macchina e sono stati trattati a male parole da Nonna e Papà. Ciò nondimeno Nonna ha dato loro da mangiare ed io ho avuto l’occasione di parlare con Heinz[,] che moriva di sonno essendo stato sveglio tutta la notte. Il viennese era scomparso e più tardi sono venuta a sapere che era da un nostro contadino a riposarsi.

Li ho salutati con dispiacere, mi hanno promesso di tornare quanto prima. Non mi hanno però dato molto affidamento poiché i soldati quando partono promettono di tornare e poi chi si è visto si è visto. Intanto la Gendarmeria si è fatta vedere varie volte e con una scusa o con l’altra non ci hanno lasciato in pace.

Mi ricorderò sempre di questi giorni perché sono accaduti diversi fatti che non posso raccontare ma che rimarranno indelebili nel mio cuore.

Frattanto nei nostri paraggi avvengono soprusi e saccheggi di ogni sorta dei tedeschi; vanno di continuo nelle case dei contadini e prendono quello che trovano; ora un prosciutto, ora delle vacche oppure oche e così via.

  • 1. Locuzione familiare che significa «eccetera, eccetera».
  • 2. Le città di L’Aquila, Narni e Terni furono liberate il 13 giugno, Orvieto il 14 e Orbetello il 15.
  • 3. Cittadina umbra in provincia di Terni.
  • 4. L’uomo nero è un gioco di carte.
  • 5. Locuzione usata per definire una persona con un abbigliamento o un’acconciatura ricercata, con compiaciuta eleganza.
  • 6. Termine ironico che, per bubbole, intende «sciocchezze, piccole cose di poco conto»: le medaglie, le mostrine, i distintivi ed altri simboli del suo potere gerarchico nazista.
  • 7. La pronuncia tronca della parola «mamma» è un meridionalismo.
Numero di catalogo:
  • Numéro: XX004
  • Lieu: Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, Arezzo, Toscane
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